I compagni ricordano Sergio Manes: due articoli in memoria.

24 mar 2017

Addio al compagno Sergio Manes, instancabile militante e organizzatore di cultura

Alexander Höbel

Il compagno Sergio Manes, fondatore e anima del Centro culturale e delle Edizioni La Città del Sole, ci ha lasciato poche ore fa, all’alba di questo 19 marzo grigio e triste. Sergio è stato un comunista fino alla fine: un comunista mai riconciliato col mondo ingiusto, grande e terribile; un comunista da tempo “senza partito”, critico sincero dei nostri limiti, delle nostre inadeguatezze. Le sue critiche però non erano quelle di un compagno che sta alla finestra o davanti a un computer, ma quelle di un militante costantemente impegnato, sul versante della battaglia culturale e della continua organizzazione di luoghi e momenti di aggregazione, mobilitazione, crescita politica.

Continua a leggere I compagni ricordano Sergio Manes: due articoli in memoria.


Il crollo dell’impero sovietico

22 mar 2017

Adriano Guerra, Roma, Editori Riuniti, 1996, 239 pp.

Di Alexander Höbel

Alla sua ricostruzione, l’A. premette una breve riflessione su quelle che definisce “le miserie della sovietologia”, ossia i limiti di quella storiografia che ha studiato per anni l’Unione Sovietica concependola come una sorta di monolite, non valorizzando “la realtà di una dialettica politica sempre operante” nel Paese, e quindi non cogliendo la profondità della crisi in corso, nè tantomeno (nonostante alcune “profezie”) prevedendo il crollo.

Ma che cosa è crollato, e dunque che cosa era l’Urss? Guerra respinge le semplificazioni revisionistiche di chi vuole l’Unione Sovietica essere stata un regime totalitario paragonabile al fascismo: “Come si può cioè mettere sullo stesso piano – si chiede l’A. – chi si propone semplicemente di liquidare la democrazia borghese e chi… progetta di completarla e di superarla?” E ancora: “Avrà pure un significato il fatto che comunismo e fascismo si siano combattuti… come forze nemiche e inconciliabili e che al crollo finale del fascismo si sia giunti a conclusione di un conflitto che ha visto da una parte la “grande alleanza” fra i paesi democratico-parlamentari e l’Urss di Stalin e dall’altra le potenze fasciste”.

Nè d’altra parte si può parlare di un mero “capitalismo di Stato” (Bettelheim), ma occorre comunque inserire la storia dell’Unione Sovietica tra i “tentativi compiuti di realizzare una società socialista”. Tentativo certo degenerato, ma allora il discorso abbandona il terreno delle definizioni teoriche e torna sul terreno dello “storicamente determinato”, ossia del quando – e del perchè – la degenerazione è cominciata.

Sulla pretesa continuità Lenin-Stalin rispetto alla scissione socialismo/democrazia, per esempio, l’A. precisa che per il primo c’era la necessità urgente di consolidare il potere sovietico per “creare le premesse della civiltà” in Russia (Lenin a Suchanov) e propagare l’incendio. Saranno la guerra civile e la mancata rivoluzione in Occidente – coi tentativi congiunti di rovesciare l’Ottobre – ad imporre il “sistema del partito unico”, e quindi la prevalenza della “componente autoritaria del bolscevismo” (Cohen).

Continua a leggere Il crollo dell’impero sovietico


Giuseppe Boffa, Dall’URSS alla Russia. Storia di una crisi non finita

22 mar 2017

Bari, Laterza, 1995, 421 pp.

Di Alexander Höbel

Nella sua ricostruzione, di agevole lettura e allo stesso tempo precisa e dettagliata, l’A. individua il punto di partenza della crisi finale dell’URSS (ma anche delle difficoltà della Russia attuale) nella destituzione di Krusciov (1964), quindi nel fallimento della “riforma Kosygin” (1965), che prevedeva una serie di modifiche ai meccanismi dell’economia sovietica. Si tratta, dunque, di una crisi sviluppatasi in circa trent’anni di storia.

I due momenti citati, assieme alla repressione dell’esperienza cecoslovacca nel 1968 e alla crisi polacca del 1970, segnano per l’A. la sconfitta di quel “riformismo comunista”, che viveva come “corrente sotterranea” fin dagli anni Venti e che a tratti riemergeva assumendo un ruolo centrale, così come era stato appunto con Krusciov.

Questa sconfitta si lega peraltro ad un più complessivo processo storico, che l’A. individua nel “tramonto del movimento comunista” internazionale per come esso si era storicamente determinato. Questo fattore, allo stesso tempo causa ed effetto dell’involuzione sovietica, produce in URSS un definitivo venir meno della prospettiva internazionalistica, l’assolutizzarsi della logica di grande potenza e la rinascita di un vero e proprio “neo-nazionalismo russo”.

Continua a leggere Giuseppe Boffa, Dall’URSS alla Russia. Storia di una crisi non finita


Due libri sulla storia della Russia

22 mar 2017

Francesco Benvenuti, Storia della Russia contemporanea 1853-1996, Roma-Bari, Laterza, 1999, 360 pp.
Robert Service, Storia della Russia nel XX secolo, Roma, Editori Riuniti, 1999, 636 pp.

Di Alexander Höbel

Benché sul piano politico, sociale ed economico la Russia viva attualmente, a seguito della disgregazione dell’URSS, una delle fasi più nere della sua storia – e anzi, forse, proprio per questo – l’interesse per la storia russa va aumentando, e la produzione storiografica a riguardo va arricchendosi di numerosi contributi.

Questi ultimi, appunto, tendono a rimettere al centro della loro trattazione la storia della Russia in quanto tale, al di là della stessa esperienza sovietica di cui pure essa ha costituito il nucleo essenziale. Il rischio che in tutto questo vi sia qualcosa di ideologico – nel senso di intendere la fase sovietica come una sorta di “parentesi”, chiusa la quale la Russia può finalmente rientrare nell’alveo della “civiltà europea” o meglio riprendere il cammino verso una modernizzazione di tipo occidentale, liberale e “democratica”, oppure nel senso di ridurre la stessa fase sovietica ad una sorta di “variante” del vecchio Impero – è un rischio sempre presente, visti i tempi che corrono e viste anche certe interpretazioni molto in voga nella stessa pubblicistica e storiografia tardo-sovietica negli anni di Gorbaciov.

Rispetto a tale pericolo, diversi sono gli esiti di due recenti volumi, opere di storici da sempre studiosi della Russia e dell’URSS come Francesco Benvenuti e Robert Service. Il primo – pur nella sottolineatura di elementi di continuità “di lungo periodo” – in sostanza riesce a sfuggire a semplificazioni e visioni unilaterali, mentre il secondo appare preda di una concezione ideologica in senso deteriore, la quale rende assai discutibili impostazione e conclusioni.

Continua a leggere Due libri sulla storia della Russia


Il secolo dei comunismi

22 mar 2017

(a cura di M. Dreyfus, B. Groppo, C. Ingerflom, R. Lew, C. Pennetier, B. Pudal, S. Wolikow), Milano, Marco Tropea Editore, 2001

Di Alexander Höbel

Pensato come una risposta al Libro nero del comunismo, questo testo – opera di ventitré ricercatori coordinati da sette studiosi, con una forte prevalenza di autori francesi – mira a mettere in discussione due assunti fondamentali, tipici non solo del Libro nero ma in sostanza anche di storici revisionisti come Furet: il comunismo come fenomeno sostanzialmente unitario e omogeneo, e il comunismo come vicenda storica connotata principalmente per i suoi “crimini”. Come scrivono i curatori nell’Introduzione, il primo errore di tali impostazioni consiste nella “volontà di ridurre il comunismo a una proprietà fondamentale”, mentre “si può in effetti a buon diritto dubitare di questa rivendicazione di unicità: in realtà il comunismo si declina […] al plurale”. Né tanto meno la sua storia è quella di un ininterrotto e irrazionale susseguirsi di crimini ed efferatezze, essendo piuttosto quella di un grande (ancorché drammatico) progetto politico di riscatto ed emancipazione, “un’utopia che, in forme diverse, nel XXI secolo potrebbe essere uno degli orizzonti della storia politica”. Come aggiunge S. Wolikow, “l’invenzione di una natura del comunismo, generale e criminale per essenza” è stata usata come “modello astratto esplicativo e unico dei drammi del secolo”, giustificando così lo “sdoganamento del nazismo” di Nolte e dello stesso S. Courtois, principale autore del Libro nero.

Continua a leggere Il secolo dei comunismi


Palmiro Togliatti-“Lenin e il nostro partito”

22 mar 2017

(Da Rinascita, maggio 1960)

Si celebra quest’anno il novantesimo anniversario della nascita di Lenin. Lo si celebra in tutto il mondo. Lo celebrano tutti i popoli. Internazionale è stata, infatti, tutta l’opera di Lenin. Lo è stata per la fondamentale sua ispirazione di classe e rivoluzionaria; per le fondamenta e le elaborazioni di dottrina; per l’azione pratica in cui si è tradotta; per le grandi vittorie che l’hanno coronata, per la nuova situazione che è sgorgata da queste vittorie. Tutto ciò che Lenin ha realizzato, col pensiero e con l’azione, interessa e tocca in modo diretto la classe operaia e i popoli del mondo intiero, dai paesi capitalistici più o meno avanzati ai territori coloniali e semicoloniali, dal vecchio Occidente europeo all’Asia, all’Africa, alle Americhe. La sua attività si colloca, esattamente, nel momento del passaggio da un periodo storico a un altro, dal periodo della espansione del capitalismo a quello della sua decadenza, del suo crollo e dell’avvento della società socialista. La genialità di Lenin consistette, precisamente, nell’avere non soltanto intuito e colto nei fatti la realtà di questo passaggio, ma nell’averne dimostrato scientificamente la necessità e da questa dimostrazione aver ricavato la sicurezza di un’azione rivoluzionaria, la certezza dei successi che non potevano mancare, l’indirizzo di azione che doveva garantire questi successi. Gli furono guida i principi della dottrina marxista, ch’egli seppe applicare e sviluppare in modo adeguato alle nuove condizioni e situazioni che si venivano creando. Non vi è nessun uomo di pensiero dell’età nostra, nessuno storico, nessuno scienziato, nessun filosofo che, per questo aspetto, possa reggere il confronto con Lenin. Le più elaborate costruzioni ideologiche, le analisi più attente, i più studiati tentativi di previsione scientifica che sono partiti o partono dal campo delle attuali classi dirigenti, quando non rivelano a prima vista di essere espedienti apologetici e strumenti di una determinata politica di queste classi, sono giuochi senza serietà e senza costrutto, di fronte alle verità che Lenin ricavò dalla perfetta conoscenza del mondo moderno, delle sue interne contraddizioni e della inevitabilità, in conseguenza di esse, di quello sviluppo oggettivo e rivoluzionario che ci ha portato alla situazione presente.

Continua a leggere Palmiro Togliatti-“Lenin e il nostro partito”


Le vicende storiche dell’Unione Sovietica e il loro impatto sull’America Latina

22 mar 2017

L’influenza della storia sovietica sul continente latinoamericano

di        18/02/2017

Nel 2012 la casa editrice Ocean Sur ha pubblicato un’interessante antologia intitolata La izquierda latinoamericana a 20 años del derrumbe de la Unión Soviética, la cui recensione reperibile in Cubadebate mi permette di riflettere in maniera concisa e rapida su tre temi distinti, ma tra loro intrecciati: l’impatto della Rivoluzione d’Ottobre sull’America Latina, le ripercussioni del derrumbe (crollo) dell’Unione Sovietica, i caratteri del marxismo latinoamericano. Tema quest’ultimo a cui la Storia del marxismo, progettata da Eric J. Hobsbawm, Georges Haupt, Franz Marek, Ernesto Ragionieri, Vittorio Strada, Corrado Vivanti (1981), dedica un articolo contenuto nel terzo volume scritto da José Aricó.

Naturalmente sono del tutto consapevole della complessità dei temi su indicati, ma mi sembra utile fare dei brevi cenni ad essi per fornire qualche elemento di riflessione, da cui partire per comprendere anche la difficile partita che si sta giocando in America Latina.

In primo luogo, comincio col dire che, al tempo della Rivoluzione russa, la Russia era un paese pressoché sconosciuto, misterioso, enigmatico di cui si sapeva assai poco. In particolare, in Perù, il 30 dicembre 1917 José Carlos Mariátegui, considerato il primo marxista latinoamericano, scriveva che la Russia continuava a essere considerata una leggenda. A Lima si diffuse la notizia che il potere autocratico dello zar era collassato e che il governo era finito nelle mani dei massimalisti o bolscevichi capeggiati da Lenin. E ciò benché in Europa autorevoli giornali tranquillizzassero i loro lettori, scrivendo che si trattava di un evento effimero destinato ad esser spazzato via rapidamente senza tanti complimenti.

Continua a leggere Le vicende storiche dell’Unione Sovietica e il loro impatto sull’America Latina


22 mar 2017

Questa sezione del sito è in via di aggiornamento.


22 mar 2017