I decreti della Rivoluzione: pace e terra!

12 mar 2017

Il II Congresso dei Soviet dei Deputati degli Operai e dei Soldati di tutta la Russia, tenutasi allo Smol’nyj (Pietrogrado) il 25-26 ottobre (7-8 novembre) 1917 proclamò il potere sovietico, approvò i decreti sulla pace e sulla terra e insediò il primo governo sovietico, il Consiglio dei Commissari del Popolo, di cui fu eletto presidente Lenin.

DECRETO SULLA PACE

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Il governo operaio e contadino, creato dalla rivoluzione il 24-25 ottobre
e forte dell’appoggio dei soviet dei deputati degli operai, dei soldati
e dei contadini, propone a tutti i popoli belligeranti e ai loro
governi l’immediato inizio di trattative per una pace giusta e
democratica.

Il governo considera come pace giusta e
democratica, alla quale aspira la schiacciante maggioranza degli operai
e delle classi lavoratrici di tutti i paesi belligeranti, sfinite,
estenuate e martoriate dalla guerra, la pace che gli operai e i
contadini russi esigevano nel modo più deciso e tenace dopo
l’abbattimento della monarchia zarista, una pace immediata senza
annessioni (cioè senza la conquista di terre straniere, senza
l’annessione forzata di altri popoli) e senza indennità.

Questa è la pace che il governo della Russia
propone a tutti i popoli belligeranti di concludere immediatamente,
dichiarandosi pronto a compiere senza il minimo indugio, subito, tutti
i passi decisivi fino a quando tutte le proposte di pace verranno
definitivamente ratificate dalle conferenze, investite di pieni poteri,
dei rappresentanti del popolo di tutti i paesi e di tutte le nazioni.

Per annessione o conquista di terre straniere, il governo intende — conformemente alla concezione giuridica della
democrazia in generale e delle classi lavoratrici in particolare qualsiasi annessione di un popolo piccolo o debole ad uno Stato grande o potente senza che quel popolo ne abbia espresso chiaramente, nettamente e volontariamente il consenso e il desiderio, indipendentemente dal momento in cui quest’annessione forzata è stata compiuta, indipendentemente anche dal grado dì progresso o di arretratezza della nazione
annessa forzatamente o forzatamente tenuta entro i confini di quello Stato e, infine, indipendentemente dal fatto che questa nazione risieda in Europa o nei lontani paesi transoceanici.

Se una nazione qualunque è mantenuta con la violenza entro i confini di un dato Stato, se, nonostante il suo espresso desiderio, — poco importa se espresso nella stampa, nelle assemblee popolari, nelle decisioni dei partiti o attraverso sommosse e insurrezioni contro il giogo straniero — non le viene conferito il diritto di votare liberamente, dopo la completa evacuazione delle
truppe della nazione dominante o, in generale, di ogni altra nazione
più potente, e di scegliere, senza la minima costrizione, il suo tipo
di ordinamento statale, la sua incorporazione è un’annessione, cioè una
conquista e una violenza.

Il governo ritiene che continuare questa guerra
per decidere come le nazioni potenti e ricche devono spartirsi le
nazioni deboli da esse conquistate sia il più grande delitto contro
l’umanità e proclama solennemente la sua decisione di firmare subito le
condizioni di una pace che metta fine a questa guerra in conformità
delle condizioni sopraindicate, parimenti giuste per tutti i popoli
senza eccezione.

Nello stesso tempo il governo dichiara di non
dare affatto il carattere di un ultimatum alle condizioni di pace sopra
indicate, dì consentire cioè ad esaminare tutte le altre condizioni di
pace, insistendo soltanto perché esse siano presentate il più
rapidamente possibile da un qualsiasi paese belligerante, con la più
completa chiarezza e con l’assoluta esclusione di ogni ambiguità e di
ogni segretezza.

Il governo abolisce la diplomazia segreta ed
esprime, da parte sua, la ferma intenzione di condurre tutte le
trattative in modo assolutamente pubblico, davanti a tutto il popolo.
di cominciare subito la pubblicazione integrale dei trattati segreti
confermati o conclusi dal governo dei grandi proprietari fondiari e dei
capitalisti dal febbraio al 25 ottobre 1917. Il governo dichiara
incondizionatamente e immediatamente abrogato tutto il contenuto di
questi trattati quando esso è diretto, come è diretto nella maggior
parte dei casi, alla conquista di vantaggi e privilegi per i grandi
proprietari fondiari e per i capitalisti russi, al mantenimento o
all’accrescimento delle annessioni dei grandi russi.

Il governo, indirizzando ai governi e ai popoli
di tutti i paesi la proposta di iniziare immediatamente trattative
pubbliche per la conclusione della pace, dichiara da parte sua di
essere pronto a condurre queste trattative sia per mezzo di scambi di
lettere o telegrammi che di trattative tra i rappresentanti dei diversi
paesi o in una conferenza di questi rappresentanti. Per facilitare tali
trattative, il governo nomina i suoi rappresentanti plenipotenziari nei
paesi neutrali.

Il governo propone a tutti i governi e ai
popoli di tutti i paesi belligeranti di concludere immediatamente un
armistizio. Da parte sua ritiene desiderabile che questo armistizio sia
concluso per almeno tre mesi, cioè per un periodo di tempo durante il
quale vi sia la piena possibilità di condurre a termine le trattative
di pace, con La partecipazione dei rappresentanti, senza eccezione, di
tutti i popoli o nazioni — trascinati nella guerra o costretti a
parteciparvi, e di convocare le assemblee dei rappresentanti popolari
di tutti i paesi, investiti di pieni poteri, per ratificare
definitivamente le condizioni di pace.

Il governo provvisorio, operaio e contadino
della Russia, indirizzando queste proposte di pace ai governi e ai
popoli di tutti i paesi belligeranti, si rivolge anche e specialmente
agli operai coscienti delle tre nazioni più progredite dell’umanità,
dei più potenti fra gli Stati che partecipano alla guerra attuale:
Inghilterra, Francia e Germania. Gli operai di questi paesi hanno reso
i più grandi servigi alla causa del progresso e del socialismo con i
grandi esempi del movimento cartista in Inghilterra, delle numerose
rivoluzioni di importanza storica mondiale compiute dal proletariato
francese e, infine, della lotta eroica contro le Leggi eccezionali in
Germania e del lavoro, lungo, ostinato, disciplinato, per la creazione
di organizzazioni proletarie dì massa in Germania, che è un modello per
gli operai di tutto il mondo. Tutti questi esempi di eroismo proletario
e di creazione storica ci danno la garanzia che gli operai di questi
paesi comprenderanno i compiti che stanno ora davanti a loro per la
liberazione dell’umanità dagli orrori della guerra e dalle sue
conseguenze, giacché questi operai, con la loro attività molteplice,
risoluta, devota, energica, ci aiuteranno a far trionfare la causa
della pace e, ad un tempo, la causa della liberazione delle masse
lavoratrici e sfruttate da ogni schiavitù e da ogni sfruttamento.

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DECRETO SULLA TERRA

1. La grande proprietà fondiaria è abolita immediatamente senza alcun indennizzo.

2. Le tenute dei grandi proprietari
fondiari, come tutte le terre demaniali, dei monasteri, della Chiesa,
con tutte le loro scorte vive e morte, gli stabili delle ville,
castelli e tutte le suppellettili sono messi a disposizione dei
comitati agricoli di volost e dei soviet distrettuali dei deputati
contadini fino alla convocazione dell’Assemblea costituente.

3. Qualunque danno arrecato ai beni
confiscati che da questo momento appartengono a tutto il popolo, è
dichiarato grave delitto punibile dal tribunale rivoluzionario. I
soviet distrettuali dei deputati contadini prendono tutte le misure
necessarie perché nel corso della confisca della terra dei grandi
proprietari sia osservato l’ordine più severo, per decidere quali
appezzamenti, esattamente, e in quale misura, sono soggetti a confisca,
e per la più rigorosa difesa rivoluzionaria di tutte le terre che
divengono proprietà del popolo, con tutti gli stabili, gli attrezzi, il
bestiame, le scorte dì prodotti, ecc.

4. Nell’attuazione delle grandi
trasformazioni agrarie, finché l’Assemblea costituente non avrà preso
una decisione definitiva in proposito, deve dovunque servire di guida
il seguente mandato contadino, compilato dalle Izvestia del Soviet dei
deputati contadini di tutta la Russia in base ai 242 mandati dei
contadini delle varie località e pubblicato nel n. 88 dello stesso
giornale (Pietrogrado, n. 88, 19 agosto 1917).

5. Le terre dei semplici contadini e dei semplici cosacchi non vengono confiscate.

 

MANDATO CONTADINO SULLA TERRA

La questione della terra, in tutto il suo
complesso, può essere risolta soltanto dall’Assemblea costituente
eletta da tutto il popolo.

La più equa soluzione della questione della terra deve essere la seguente:

1. Il diritto di proprietà privata della
terra è abolito per sempre; la terra non può essere né venduta né
comprata, né data in affitto

o ipotecata, né alienata in qualsiasi altro modo.

Tutta la terra: del demanio, dei principi della
famiglia imperiale, della Corona, dei monasteri, della Chiesa, dei
benefici, dei maggioraschi, di proprietà privata, delle comunità
contadine e dei contadini, ecc. è espropriata senza indennizzo, è
dichiarata patrimonio di tutto il popolo e passa a tutti coloro che la
lavorano.

A coloro che sono danneggiati dal mutamento dei
rapporti di proprietà è soltanto riconosciuto il diritto a un aiuto
sociale durante il periodo di tempo necessario per adattarsi alle nuove
condizioni di esistenza.

2. Tutte le ricchezze del sottosuolo:
minerali, petrolio, carbone, sale, ecc., come pure le foreste e le
acque che hanno importanza per tutto lo Stato, passano in esclusivo
godimento dello Stato. Tutti i piccoli fiumi, laghi, foreste, ecc.
passano in godimento delle comunità contadine a condizione che siano
gestiti dagli organi amministrativi autonomi locali.

3. Le terre a coltura intensiva:
frutteti, piantagioni, vivai, semenzai. serre, ecc., non sono soggette
a divisione ma vengono trasformate in aziende modello e passano in
godimento esclusivo delle comunità contadine o dello Stato, a seconda
della loro entità e importanza.

I terreni cintati che circondano le case, nelle
città o nei villaggi, con frutteti e orti, rimangono in godimento dei
proprietari attuali; una legge determinerà la superficie dei terreni
stessi e l’ammontare dell’imposta per il loro godimento.

4. Le fattorie equine, le stazioni di
monta, le aziende statali o private per l’allevamento del bestiame, del
pollame, ecc. sono confiscate, passano in proprietà di tutto il popolo
e vengono trasferite in esclusivo godimento allo Stato o alla comunità
contadina a seconda della loro entità e importanza.

La questione dell’indennizzo sarà sottoposta all’esame dell’Assemblea costituente.

5. Tutte le scorte vive e morte delle
terre confiscate passano senza alcun indennizzo in esclusivo godimento
dello Stato o della comunità contadina a seconda della loro entità e
importanza.

La confisca delle scorte non concerne i contadini che hanno poca terra.

6. Hanno diritto al godimento della
terra tutti i cittadini dello Stato russo (senza distinzione di sesso)
che desiderano coltivarla col loro lavoro, con l’aiuto della loro
famiglia o in cooperativa, e soltanto finché essi sono in grado di
coltivarla. Il lavoro salariato non è ammesso.

In caso di inabilità al lavoro di un qualsiasi
membro della comunità rurale, per la durata di due anni, quest’ultima
ha l’obbligo, entro questo termine, di venirgli in aiuto con la
coltivazione collettiva dei suo appezzamento finché egli non abbia
recuperato la capacità di lavorare.

I coltivatori che per vecchiaia o invalidità
non sono più in grado di coltivare personalmente la terra perdono il
diritto al godimento della terra, ma ricevono in compenso una pensione
dallo Stato.

7. Il diritto al godimento della terra
deve esser egualitario, cioè la terra deve essere ripartita tra i
lavoratori secondo le condizioni locali, in base alla norma del lavoro
o del consumo.

Le forme di utilizzazione della terra devono
essere assolutamente libere: familiare, personale, della comunità,
cooperativa, in base a quel che sarà deciso nei singoli villaggi o
borgate.

8. Tutta la terra, dopo la confisca,
passa al fondo agrario di tutto il popolo. La ripartizione tra i
lavoratori è diretta dagli organi amministrativi autonomi locali e
centrali cominciando dalle comunità rurali e urbane organizzate
democraticamente e senza distinzione di ceto fino alle istituzioni
centrali regionali.

Il fondo agrario è soggetto a ripartizioni
periodiche, secondo l’aumento della popolazione e lo sviluppo della
produttività e delle colture.

Nel cambiamento dei confini dei poderi, il nucleo primitivo

dei poderi stessi deve restare intatto.

Le terre di coloro che escono dalla comunità
ritornano al fondo agrario. I parenti più prossimi e le persone
indicate dagli uscenti hanno la preferenza nell’assegnazione della
terra da essi lasciata.

Nel momento in cui l’appezzamento viene
restituito al fondo agrario, le spese sostenute per la concimazione e
per migliorie (miglioramenti radicali) debbono essere rimborsate, nella

misura in cui tali migliorie non sono state sfruttate.

Se in singole località il fondo agrario non è
sufficiente a soddisfare tutta la popolazione locale, la popolazione
eccedente deve essere trasferita altrove.

Lo Stato deve incaricarsi dell’organizzazione del trasferimento, delle spese che esso comporta, della fornitura di scorte, ecc.

Il trasferimento deve avvenire nell’ordine
seguente: i contadini senza terra che desiderano un trasferimento, poi
i membri meno degni della comunità, i disertori, ecc, e, infine, per
sorteggio o in base ad accordi.

Tutto il contenuto di questo mandato,
espressione della volontà assoluta della stragrande maggioranza dei
contadini coscienti di tutta la Russia, è proclamato legge provvisoria.
Essa, fino alla convocazione dell’Assemblea costituente, sarà attuata
immediatamente secondo le possibilità e, in certe sue parti, con quella
gradualità che sarà decisa dai soviet distrettuali dei deputati
contadini.

Lenin intervenne commentando il Mandato
contadino sulla terra come segue: “Si sentono qui voci le quali
affermano che il mandato e il decreto stesso sono stati elaborati dai
socialisti-rivoluzionari. Sia pure. Non è forse lo stesso che siano
stati elaborati dagli uni o dagli altri?

(…) La vita è la migliore maestra e mostrerà chi ha ragione,

anche se i contadini partiranno da un estremo e
noi da un altro per risolvere questa questione. La vita ci obbligherà a
riavvicinarci nel torrente generale della creazione rivoluzionaria,
nell’elaborazione delle nuove forme statali. Noi dobbiamo seguire la
vita, dobbiamo concedere piena libertà alla forza creativa delle masse
popolari.(….) I contadini hanno imparato qualche cosa durante gli
otto mesi della nostra rivoluzione. Essi stessi vogliono risolvere
tutte le questioni della terra. (…) Abbiamo fiducia che i contadini
sapranno risolvere meglio di noi, in senso giusto, la questione. La
risolvano essi secondo il nostro programma o secondo quello dei
socialisti-rivoluzionari: non è questo l’essenziale. L’essenziale è che
i contadini abbiano la ferma convinzione che i grandi proprietari
fondiari non esistono più nelle campagne, che i contadini risolvano
essi stessi tutti i loro problemi, che essi stessi organizzino la loro
vita.

* Assemblea costituente. Il Governo
provvisorio aveva più volte rimandato la convocazione dell’Assemblea
costituente. Infine aveva annunciato che le elezioni si sarebbero
tenute il 12 (25) novembre 1917. Il Governo dei soviet, tenendo fede
agli impegni del suo programma, indisse le elezioni e l’Assemblea
costituente fu inaugurata il 5 (18) gennaio 1918 a Pietrogrado.
Essendosi rifiutata di esaminare la “Dichiarazione dei diritti del
popolo lavoratore e sfruttato” e di confermare i decreti sulla pace,
sulla terra e sul passaggio del potere ai soviet approvati dal II
Congresso dei Soviet, l’Assemblea costituente fu sciolta il 6 (19)
gennaio 1917, per decisione del Comitato esecutivo centrale di tutta la
Russia. [N.d.R.]